Il palio si avvicina …

Il palio si avvicina e le carcìe stanno per subire la consueta mutazione genetica: da svogliate Armate Brancaleone a motivate e inossidabili squadre uscite dallo spogliatoio dopo il discorso di Al Pacino in Ogni maledetta domenica. Perché il Palio, si sa, funziona così.

E sappiamo anche per certo che tra non molto prenderemo una birra con Marcantonio Colonna e sapremo tutti, per forza, conosceremo meglio sempre più la storia del nostro paese e il motivo della rievocazione.

Ma è la tensione agonistica che sale alle stelle – leggasi a mo’ di voce metallica e grigia di radio dei tempi che furono – è la voglia di tirare al massimo la fune, con forza e testa; la voglia di affogare selvaggiamente in un piatto di pasta scotta e condita non si sa come (che poi so’ tre anni che state a cerca’ di capi’ se ‘sta diavolo di pasta la dovete pesare cotta o cruda); la voglia di saltare nei sacchi e arrivare in un lampo al traguardo (che poi ‘sti sacchi non si trovano mai, e quando se ne rompe uno non sapete a volte dove ricomprarli e le prove? E le prove le avete fatte?).

La voglia di farvi addosso una frittata, invece, non è che sia molta, e allora per il lancio dell’ovo vi siete combinati come una novella e improvvisata squadra dei RIS sul luogo del delitto (è morto l’ovo per fortuna, però: evitiamo spargimenti di sangue).

Insomma… voglia di giocare. Verrà, viene. Viene con l’avvicinarsi dell’estate, dopo l’estenuante opera di convincimento della stagione primaverile, perché forse come è tempo di funghi, di asparagi o di mare, a un certo punto è pure tempo di giocatori e voi che al massimo della disperazione vi chiedete ‘ma dove sono finiti quelli dell’anno scorso?’, ma poi spuntano, poi ce la fate, ce la farete, tra vecchie conferme, gruppi consolidati, irriducibili, eterni insoddisfatti e nuovi acquisti a formare la vostra squadra e a giocarvela, anche quest’anno.

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